A crisis can be a real blessing to any person

A crisis can be a real blessing to any person

The world as I see it (0), è il titolo di un saggio, un’antologia di scritti sull’uomo di Albert Einstein. Ecco, forse, l’uomo di genio che dal passato prossimo della cultura europea e mondiale sovviene a riflettere un lume razionale e passionale sulla tenebra del tecnicismo apatico.

Non pretendiamo che le cose cambino, se continuiamo a fare sempre le stesse cose. Una crisi può essere la migliore benedizione per ogni persona, per ogni nazione, per tutto, perché la crisi porta progresso. La creatività nasce dall’angoscia, proprio come il giorno nasce dall’oscura notte. dalla crisi che nasce l’inventiva, così come le scoperte e le grandi strategie. Chi supera la crisi supera se stesso senza essere superato. Chi attribuisce alla crisi i propri insuccessi e disagi, inibisce il proprio talento e ha più rispetto dei problemi che delle soluzioni. La vera crisi è la crisi dell’incompetenza. La convenienza delle persone e dei paesi è di trovare soluzioni e vie d’uscita. Senza crisi non ci sono sfide e senza sfida la vita è una routine, una lenta agonia. Senza crisi non ci sono meriti. dalla crisi che affiora il meglio di ciascuno. Senza crisi ogni vento è una tenera carezza. Parlare della crisi significa promuoverla. Non nominarla vuol dire esaltare il conformismo. Invece dobbiamo lavorare duro. Fermiamo, una volta per tutte, l’unica crisi che ci minaccia, cioè la tragedia di non voler lottare per superarla (1).

Arduo è il tentativo d’attribuire un significato ai fenomeni in atto. Nell’indistinta, fosca realtà odierna l’Italia ha vissuto e continua a vivere divelta, ghermita, afferrata fra due scelte costantemente in atto, che sorgevano per gli antichi, al tempo del gladio e dell’arena, a ricordar come l’inerzia fosse incapacità a sopravvivere volontariamente alla sfida. To act or to be acted upon: questa la legge dell’anfiteatro, bivio critico fra l’agire e l’essere agiti da qualcuno o qualcosa d’altro che non sia il proprium. Manca la lucida analisi del cambiamento epocale che il mondo sta vivendo o a cui, meglio, pur tentando, non sta sopravvivendo, perché il fare sempre le stesse cose avrebbe UGG Scarpe Prezzo detto Einstein o forzare subitaneo il mutamento di rotta, altro non produce se non dirottamento, una dantesca nave senza nocchiere in gran tempesta (2).

La techne, per sua natura predisposta al metodo, all’espediente che è, a volte, tranello e inganno, s’è, a mio parere, ingannata della maniera smaniosa e d’eccessiva potenza capace che, nei fatti, l’ha sopraffatta, macchinando e decidendo cosa tecnicamente poteva e doveva, forse, essere fatto, ma senza preparazione abile a percepirne le macchinose conseguenze. L’Italia in crisi ha affidato se stessa al téchnema degli antichi chrestòi (3), le persone valide, realmente capaci e dabbene cui delegare incarichi di responsabilità. Può, tuttavia, questa essere la soluzione? La physis della polis e dei politikoi quale logos opporrà, in futuro, alla techne? La classe politica italiana è chiamata ora ad una metanoia senza precedenti, un ripensamento, una conversione, una rivoluzione morale e spirituale, che sia Peuterey Donna finalmente comprensione e comunione di intenti e di azioni, il cui fine ultimo si rivolga a quell’araba fenice che è il Bene comune, primaria ragion d’essere dell’autorità politica (4).

Se il governo dei technikoi ha contrastato la crisi, valutando esclusivamente la res oeconomica, successivamente un governo adveniens di politikoi competenti ed eticamente ispirati da una renovatio senza precedenti dovrà agire premurandosi di tutelare le res humanae e la dignitas, più in generale la res politica, affinché si stabilisca nel paese un “Nuovo Rinascimento” e non un eterno affastellante ritorno dell’identico, tutt’intento a mercanteggiar tra piazze e strade della finanza.

L’intellettuale Piero Gobetti, assorto e attento a de finire il finis, che è scopo e limite, tra politica e scienze (technai) strumentali ad essa ancillari, così s’espresse nel saggio La Rivoluzione Liberale:

Se la parola decisiva spetta, senza appello, al politico l’indagine economica non ci darà lo specifico infallibile, ma appena dei punti di riferimento. Tutto il valore della tecnica si deve esaurire nel suo carattere di strumento e di coefficiente. L’uomo di Stato starà attento al consiglio dell’economista, ma lo subordinerà agli altri fattori storici. (5) [] L’economista rimane fedele al suo limite scientifico, suggerisce criteri di buona amministrazione, espone i risultati della sua esperienza isolata e ristretta secondo ipotesi e astrazioni quasi matematiche, o secondo misure semplicemente descrittive. L’economista constata l’esistenza di un problema finanziario, burocratico, monetario, offre l’anatomia dei processi di produzione della ricchezza in un determinato momento storico: ma la sua osservazione resta sul terreno delle premesse e dei sintomi (6).

La politica è un’attività autonomamente direttiva (7), così ne avvertì la natura precipua Max Weber, una vis activa, vòlta a dirigere e a influire sulla direzione dello Stato; le scienze ancillae rei politicae recano un potenziale consultivo, mirabile, ma non direttivo: la nostra Italia, ora, ne è lo specchio che riflette e impone una riflessione. Tuttavia, la voce della nazione sembra ancora tacere e nessuno, di certo, si considera “benedetto” da krisis o dal tentativo d’economia risanata! Gli italiani hanno mente e cuore per reagire? Esiste un reale potere della nazione, una forma mentis politica protesa alla felicità e al Bene comune? Dall’armonia disfatta chi ricomporrà l’homonoia?

Causa quae sit, videtis: nunc, quid agendum sit, considerate (8), tuonerebbe un antico amante della res publica, quale fu Cicerone. Ma si può con certezza sostenere che tutti abbiano percepito la causa che ha condotto alla crisi, a Gordio, all’attimo della decisione e che ora, tutti siano in grado di considerare, ciascuno per se stesso e per la patria, quid agendum sit? Che cosa si deve fare, quando la tecnica sottrae potere al potere e la politica snatura il proprio impegno civile, perché fluttuante sull’onda di un disimpegno politico imperante? S’è finalmente desta l’Italia della crisi? Si pugna, si vince per superare e affrontare la scelta? Chi cavalca quest’ora e raccoglie la sfida? Posta la meta come limite valicabile, quali strumenti si dispongono atti allo scopo? Tra le Alpi e il mare non s’ode ancora alcun squillo di tromba, eppure in catene il sostrato è fremente nell’incertezza dominante!0. A. Einstein, The world as I see it, trad. it. W. Mauro, Il mondo come lo vedo io, Newton Compton, Roma 2010, passim. Let’s not pretend that things will change if we keep doing the same things. A crisis can be a real blessing to any person, to any nation. For all crises bring progress. Creativity is born from anguish, just like the day is born from the dark night. It’s in crisis that inventiveness is born, as well as discoveries made and big strategies. He who overcomes crisis, overcomes himself, without getting overcome. He who blames his failure to a crisis neglects his own talent and is more interested in problems than in solutions. Incompetence is the true crisis. The greatest inconvenience of people and nations is the laziness with which they attempt to find the solutions to their problems. There’s no challenge without a crisis. Without challenges, life becomes a routine, a slow agony. There’s no merit without crisis. It’s in the crisis where we can show the very best in us. Without a crisis, any wind becomes a tender Peuterey Donna touch. To speak about a crisis is to promote it. Not to speak about it is to exalt conformism. Let us work hard instead. Let us stop, once and for all, the menacing crisis that represents the tragedy of not being willing to overcome it.